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 Sulla formazione rivolta alle scuole:

Articolo su Repubblica (di Michele Smargiassi) scritto dopo un mio incontro sull’utopia nelle scuole dell’infanzia comunali di Modena > http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/05/20/filosofi-sono-bambini.html  | Quotidiano cartaceo: Filosofi sono i bambini, «La Repubblica», 20 maggio 2011, p. 52

Articolo su L’Unità (di Vladimiro Frulletti) sul progetto “Utopie” condotto con bambini e genitori a Rosignano Marittimo:
> http://www.unita.it/italia/scuola-e-utopia-il-progetto-delle-maestre-di-rosignano-1.36889 | Quotidiano cartaceo, Scuola e utopia: il progetto delle maestre di Rosignano, «L’Unità», 30 aprile 2010, pp. 14-15

Testimonianze di insegnanti e formatori con cui ho lavorato nelle Scuole dell’Infanzia e primarie:

«Con la mia classe ho effettuato un percorso di cinque anni sulla filosofia, a partire dall’utopia “dell’isola sconosciuta”. Fin dai primi interventi, i bambini si sono dimostrati curiosi, entusiasti, convinti di essere coinvolti in qualcosa di importante, “da grandi”, investiti di una grande responsabilità. Aspettavano con ansia l’intervento successivo di Luca, ”il filosofo”, come lo chiamavano loro. Hanno imparato a confrontarsi, ad esprimersi prendendo posizione ed argomentandola con sicurezza, in un clima democratico e rispettoso della posizione individuale e di gruppo; hanno sperimentato, con il tempo, la soddisfazione di cambiare idea, assumendo anche solo in parte il punto di vista di un altro. Anno dopo anno sono giunti a comprendere che, grazie a questo esperimento mentale di gruppo, fatto di tante posizioni individuali in divenire, hanno raggiunto traguardi che li hanno resi molto orgogliosi. A me, insegnante prevalente della classe, osservatrice silenziosa, questo percorso ha permesso di conoscere i ragazzi nella loro complessità; i genitori hanno confermato nei vari incontri che i figli si sono sentiti liberi e accolti nell’esprimere se stessi e, talvolta, anche la loro intimità, definendo “perla rara” il percorso filosofico condotto da Luca Mori».

 Maria Laura Rossetti, maestra, Scuola primaria “Angiolo Silvio Novaro”, Vada (Rosignano M.mo/Livorno)


«La mia esperienza con il percorso di filosofia è durata quattro anni. I miei alunni, in seconda elementare, hanno accolto calorosamente il “filosofo Luca Mori”, perché lo avevano già conosciuto alla scuola materna, e molti di loro hanno continuato a chiamarlo così fino in quinta. Il percorso filosofico che abbiamo intrapreso è stato un’escalation di successi, ma all’inizio le difficoltà non sono mancate. Molti dei miei alunni erano stranieri e, anche se nati in Italia, non sapevano esprimersi con facilità; quindi intervenivano poco nelle conversazioni, ma ascoltavano moltissimo e piano piano, lezione dopo lezione, hanno trovato il coraggio necessario per formulare un intervento, che veniva sempre richiesto dal filosofo,  in modo sì “incalzante” ma sempre accompagnato da parole di incoraggiamento e di apprezzamento. Non dimenticherò mai i loro sguardi pieni di gioia, i loro occhi raggianti che incontravano i miei, quando finalmente riuscivano a dare il proprio contributo alla conversazione esprimendo il loro personale punto di vista. Dopo ogni lezione del filosofo, vedevo i miei alunni più sicuri di sé, alcuni persino “gasati” e consapevoli di aver superato un muro, oppure compiaciuti di esser riusciti a far cambiare idea al proprio compagno, “argomentando” in modo adeguato e consapevole. Ecco, ritengo che, come insegnante, questa sia una delle soddisfazioni più gratificanti e significative: ho toccato con mano la crescita intellettuale dei miei ragazzi».

Mirella Macelloni, maestra, Scuola primaria “Angiolo Silvio Novaro”, Vada (Rosignano M.mo/Livorno)


«Durante gli anni in cui ci ha accompagnato nel nostro percorso didattico-educativo, Luca Mori ha trattato temi originali, attraverso un metodo di lavoro laboratoriale sempre vivo e attualissimo, proponendo tematiche molto vicine ai bambini. La multidisciplinarietà è stata importante, ci ha consentito di guardare i contenuti trattati con visuali diverse, che spesso hanno stupito anche noi insegnanti!! Ci hanno fatto capire come i bambini siano in grado di capire e argomentare anche su temi profondi… Tutto questo ci ha consentito di rispondere alle diverse esigenze e di adeguare in itinere il lavoro ai diversi livelli e bisogni che man mano scaturivano. Grazie a queste interessantissime attività tutti i ragazzi sono stati gradualmente stimolati a diventare parte attiva nelle discussioni di gruppo, a raggiungere un maggiore livello di maturazione e soprattutto a “scavare” nel profondo… e a sviluppare il “senso critico”, che spesso manca nei ragazzi oggi».

Laura Cetti, maestra, Scuola primaria “Angiolo Silvio Novaro”,
Vada (Rosignano M.mo/Livorno)


Percorso con bambini di 5 anni, Scuola dell’infanzia. «La filosofia con i bambini come gioco e, nello specifico, il progetto dell’Utopia e della sua costruzione, l’ho giudicata interessante e utile per aiutare i bambini ad esprimere le proprie emozioni ed opinioni e a stimolare il confronto tra di loro e con gli adulti, per la costruzione di un significato condiviso di vita. Inoltre, questo gioco filosofico ha permesso loro di affacciarsi per la prima volta ai “perché” e al “che cosa è” della vita, andando oltre la loro quotidianità familiare e scolastica. I bambini, pur non essendo abituati ad esprimere le loro opinioni e a confrontarle, hanno reagito bene e partecipato in modo attento e proattivo alla costruzione dell’utopia. Si sono sentiti coinvolti in prima persona ed hanno messo le loro esperienze, conoscenze e curiosità nell’attività del gioco filosofico. Noi docenti, grazie al progetto, abbiamo scoperto delle caratteristiche di questi bambini celate dalla loro emotività ed abbiamo capito che anche a quest’età infantile essi regolano le loro azioni in base ad un proprio concetto di giusto e sbagliato, di bene e di male, mostrando una vera e propria capacità di scegliere criticamente. I bambini, superata un’iniziale normale e ovvia diffidenza, sono stati incuriositi dalle proposte del filosofo e dall’idea di utopia, di cui non avevano neanche la concezione. Il fatto di poter costruire e scegliere come costruire l’utopia dell’isola li ha entusiasmati e fatti sentire responsabilizzati dall’educatore. Per tale motivo si sono avvicinati e relazionati molto bene con lui. Trovo, dunque, il progetto molto interessante e stimolante alla luce della risposta che i bambini hanno dato alla filosofia, non intesa come insieme di nozioni, ma come un’educazione alla costruzione di una capacità critica di scelta e di ragionamento di ogni bambino».

Melania Coppola, maestra, Scuola d’infanzia “Betti”,
Istituto comprensorio Fibonacci (Pisa)


«Sono quasi 30 anni che insegno nella scuola Primaria, spesso in scuole d’avanguardia, con progetti ambiziosi di didattica sperimentale, ma l’esperienza di lavorare sull’utopia non mi era mai capitata. A dir la verità quando mi è stata proposta sono rimasta molto perplessa sulla possibilità di farlo proprio nella mia classe, una classe difficile, piena di problemi scolastici e di relazione, ma essendo io un’insegnante “utopica” dopo qualche riflessione condivisa con altri docenti che vi avevano lavorato, ho sposato appieno questo progetto. Ed in effetti poi è stata la cosa più “naturale” possibile, perché per noi adulti che abbiamo molte, troppe sovrastrutture parlare di utopia ci sembra impossibile, ma per i bambini proiettati nel futuro attraverso la loro immaginazione è la cosa più semplice che esista.
Così ci siamo trovati a parlare della nostra “isola”, argomentando su regole e possibilità, in un dialogo democratico nel vero senso della parola. È stato interessante poter osservare che le consuete dinamiche di gruppo si rompevano e ricomponevano intorno ad argomenti importanti come i confini, la guerra, l’accoglienza, la tolleranza, la religione, il lavoro, l’educazione… È stato altrettanto importante capire anche i danni che una “formazione/informazione” di parte può fare in una mente così malleabile, specie se questa informazione avviene attraverso figure molto importanti quali i genitori o anche gli insegnanti stessi, senza un’adeguata mediazione dei contenuti, perché la mente del bambino tende a generalizzare un’informazione parziale (es: i Talebani sono terroristi, i Talebani sono musulmani, i musulmani sono tutti terroristi) e su questo abbiamo riflettuto a lungo con alcuni genitori.
“Giocando” insieme a immaginare una realtà impossibile è divenuto possibile parlare della realtà presente e passata anche nell’ottica di un cambiamento futuro, per cui per me, vivendolo in prima persona, è stato naturale affiancare a questo sfaccettato gioco anche la realtà del volontariato. Dovessi fare un bilancio di questo percorso riducendolo a costi e benefici (ovviamente non sul piano economico ma didattico) direi che i costi sono ridotti se gli adulti sono disposti a mettersi in gioco e questo vale sia per insegnanti che per genitori, i benefici sono enormi se c’è la capacità di contestualizzare i contenuti in uno spazio/tempo legato ai bambini, cioè mi spiego meglio se parlare di utopia diventa un’occasione per parlare di noi attraverso un’attenta mediazione e supervisione dell’adulto che deve però avere la capacità di scendere al piano dei bambini e spogliarsi del suo ruolo di “giudice”».

Cristina Scardigli, maestra, Scuola primaria “Ernesto Solvay”
I Circolo didattico di Rosignano Marittimo


«Ascolto, partecipazione attiva, problematizzazione, negoziazione, discussione, ricerca, prendere posizione, rispetto di sé e degli altri. Questa è l’anima dei laboratori condotti da Luca Mori con i bambini.
Oltre alle emozioni, l’attesa e i sentimenti».

Patrizia Cinagli, maestra, Scuola prima “Europa”
I Circolo didattico di Rosignano Marittimo


«per noi l’esperienza è stata a dir poco esaltante, emozionante e ricca di tanti spunti: proprio oggi raccoglievo commenti entusiasti da parte dei genitori partecipanti. Uno in particolare mi preme scriverlo: una mamma ha riferito che, ascoltando gli interventi della figlia durante l’incontro, ha colto degli aspetti della sua personalità finora sconosciuti tanto che le sembrava di “osservarla dal buco della serratura”, segno che sei riuscito a tirare fuori tante cose da questi bambini».

Dalla Biblioteca di Castelfranco Emilia (Modena),
dopo un incontro con bambini e genitori
nell’ambito del progetto Filosofare (25 ottobre 2014)


Un elenco di bisogni/diritti: il regalo di Chiara Pistoia

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Chiara Pistoia dopo “Anita e la mosca”
Regia di Ilaria Fontanelli
Drammaturgia di Sandro Sandri
con Chiara Pistoia
Scene Daria Palotti
Luci Maurizio Coroni

«[...] ho scoperto nuovi bisogni, che prima non mi riconoscevo. E ho notato lo stesso passaggio più o meno consapevole, a intensità e livelli diversi, anche nelle classi che incontrano il tuo metodo. Con risultati davvero sorprendenti». Con questa premessa Chiara Pistoia, attrice e formatrice teatrale, con cui ho condiviso molti tavoli di progettazione e ore passate tra aule e laboratori teatrali con bambini e insegnanti, mi ha regalato un elenco di bisogni/diritti che colgono in modo incalzante gli innumerevoli rivoli del “magma” che il mestiere del formatore può inseguire e mobilitare:

«Ho bisogno/diritto di imparare ad imparare.
Ho bisogno/diritto di imparare a riconoscere
le maschere che indosso.
Ho bisogno/diritto di imparare a scoprire quali maschere
non ho mai indossato e perché.
Ho bisogno/diritto di imparare a Contattare l’emozione che genera ogni maschera che indosso o che non ho ancora mai indossato.
Ho bisogno/diritto di imparare a Scoprire
le sostanze e le pulsioni di cui sono fatto
Ho bisogno/diritto di scoprire i miei motori creativi
per essere e per agire sulla scena e nella vita.
Ho bisogno/diritto di Imparare a vedermi e a ri-conoscermi
- in ogni relazione/contesto- come sistema alchemico ‘io’
prima che come ‘attore’ ( colui che agisce).
Ho bisogno/diritto di Imparare l’arte della Crisis,
l’arte della Catastrofe, imparando a ri-conoscere
dolore e piacere del mutare delle cose.
Ho bisogno/diritto di imparare a spiazzarmi, destrutturarmi, capovolgermi, rinnovarmi senza farmi e fare male.
Ho bisogno/diritto di imparare ad apprendere attraverso l’incarnazione dei saperi.
Ho bisogno/diritto di re-imparare ad imparare
nuovi e vecchi linguaggi.
Ho bisogno/diritto di re-imparare a dire cose nuove.
Ho bisogno/diritto di re-imparare a pormi
nuove e vecchie domande.
Ho bisogno/diritto di imparare a interrogare
le mie e altrui domande.
Ho bisogno/diritto di re-imparare a riconoscere,
nell’infinito possibile, il necessario.
Ho bisogno/diritto di re-imparare a stupirmi dell’ovvio.
Ho bisogno/diritto di imparare l’arte di vivere e di convivere,
oltre che l’arte .
Ho bisogno/diritto di imparare a desiderare e a progettare
sui miei sogni oltre che sui miei bisogni.
Ho bisogno/ diritto di imparare a Rendere vitale e sinergico
il delicato rapporto che ci può essere tra desiderio collettivo
e desiderio /istanza personale
Ho bisogno/diritto di imparare a farmi domande
possibili e impossibili.
Ho bisogno/diritto di imparare a chiedermi cosa significa Imparare.
Ho bisogno/diritto di imparare a chiedermi cosa significa Non imparare.
Ho bisogno/diritto di imparare a chiedermi
cosa significa Giocare e cosa significa Non Giocare.
Ho bisogno/diritto di imparare ad attraversare mondi
senza restarne prigioniero.
Ho bisogno/diritto di imparare a chiedermi quali giochi
posso giocare e non giocare insieme agli altri e Perché.
Ho bisogno/diritto di sapere che i bisogni e i diritti cambiano
con i miei sogni.
Ho bisogno/diritto di sapere chi sono e quali sono i miei sogni.
Ho bisogno/diritto di imparare a non sentirmi solo.
Ho bisogno/diritto di imparare a Vivere».

Chiara Pistoia

our minds are made for walking